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Quando ero piccola, la mamma mi faceva maglioni jacquard ai ferri. Mi piacevano molto, perché la tecnica jacquard permette di fare disegni e a quel tempo apprezzavo più il disegno che il movimento creato dai diversi punti. L’unica cosa che trovavo detestabile erano i fili lanciati che rimanevano nel retro della maglia, le “staffe” (così li chiama mia madre; ma non so quanto sia ufficiale, ogni tanto inventa parole come D’Annunzio).

Lo jacquard si può fare anche con l’uncinetto e senza lasciare staffe, perché il filo che non si sta lavorando viene trasportato dentro al lavoro man mano che il disegno avanza. A parte che le dita in questo modo non s’impigliano, portare il filo mentre si lavora rende il tessuto bello solido.

Questa tecnica in inglese è detta tapestry crochet. Poiché tapestry vuol dire “arazzo”, si potrebbe tradurre con “uncinetto arazzo” o qualcosa del genere ma, visto che l’hanno già battezzata “jacquard”, preferisco usare questa denominazione, che ovviamente deriva da quella del telaio Jacquard.

L’uncinetto jacquard non è difficile da fare. I punti sono semplicemente punti bassi (in certi casi anche alti o alti doppi) dove la chiusura dell’ultimo punto di colore A va fatta con il filo di colore B. È più difficile scriverlo che farlo: quando sull’uncinetto rimangono gli ultimi due cappi prima di chiudere il punto, si prende l’altro colore – che abbiamo portato con noi via via – e si chiude con il colore nuovo.

Questa tecnica tuttavia ha una particolarità: perché il disegno riesca bene, bisogna lavorare sempre al dritto. E questo può sembrare complicato.

Ho fatto varie prove, per due pomeriggi, prima di capire che la lavorazione normale non funzionava: ho provato a incrociare i fili in maniere diverse, ho provato ad alternare righe a punto alto e a punto basso, ma i risultati non mi piacevano e mi sentivo un tantino imbranata. Lavorando in spirale, per esempio facendo le uova di Pasqua a righe, era tutto perfetto, liscio liscio, un punto sopra l’altro. Lavorando a giri di andata e ritorno, invece, un pasticcio inguardabile.

Alla fine, grazie a un paio di foto e un’intervista a Carol Norton Ventura, ho capito che per fare un pezzo piatto, se non volevo tagliare i fili ogni volta (pratica che ho scoperto in seguito, spulciando vecchie riviste), potevo solo lavorare intorno a una base più o meno lunga. Ecco qui un disegno:

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È brutto, ma spero che si capisca: I è l’inizio del lavoro, F è il termine; si può lavorare in spirale oppure chiudendo ogni giro e cominciandone un altro. Con questo sistema si fanno ovali o rettangoli, in jacquard o in filet o in qualunque altro punto si voglia.

Lavorando in giri di andata e ritorno, come accade nella maggior parte del lavoro all’uncinetto, il disegno non viene bene semplicemente perché i punti sul dritto e sul rovescio hanno un aspetto diverso, a causa dell’incrocio dei fili. Per questo motivo, bisogna “disegnare” solo sul dritto. Con i ferri è facile, si fa un ferro al dritto e uno al rovescio (così dice la mamma; io non so lavorare ai ferri). Con l’uncinetto, invece, ci sono varie possibilità:

  1. Lavorare in giri concentrici, che sia il pezzo piatto o tridimensionale, rotondo o quadrato o con tutti gli angoli che volete. Io uso questo sistema per fare le stole ovali ma una volta ho lavorato così anche un paio di solette per sandali.
  1. Tagliare i fili al termine di ogni giro e ricominciare dall’altra parte. Questo modo l’ho trovato descritto, per maglioni, in una rivista degli anni Settanta e mi pare opportuno segnalarlo. In alternativa si potrebbe usare, per ogni colore, tanti mini-gomitoli quante sono le righe. Questo però richiede una certa perizia nello stabilire quanto debba esser grande ogni mini-gomitolo, per evitare sprechi.
  2. Lavorare una riga da destra a sinistra e una da sinistra a destra. Questo è uno dei metodi usati da Carol Norton Ventura, che è un’esperta di tapestry crochet. Richiede però di saper lavorare il punto sia con la mano destra sia con la sinistra.
  3. Lavorare una riga prendendo normalmente il filo da dietro in avanti e l’altra prendendo il filo da davanti a dietro. Anche questa è una tecnica di Carol Ventura (che ha tutta la mia ammirazione) e anche questa è più facile da fare che da scrivere. Sono molto grata del fatto che Carol abbia messo online un video in cui mostra le tecniche 3 e 4. Ecco il collegamento alla pagina che riporta il link del video.

I disegni

In teoria vanno bene tutti i disegni quadrettati, come quelli dell’uncinetto filet o del punto croce, a  bisognerà vedere quanto è gradevole il risultato. Il principio però è lo stesso.

Non so se esistono disegni che riescano bene anche lavorando in righe di andata e ritorno ma sospetto di no.

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Clic sulla miniatura per vedere la foto ingrandita.

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Va be’, sarà l’occasione per imparare qualcosa di nuovo.

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Questo è uno dei mei punti preferiti.
Nelle vecchie raccolte lo si trova sotto il nome di punto Grata o punto Granchio (e passi per la grata ma i granchi mica ci hanno 16 zampe). Io lo chiamo punto Sole.
La stola si chiama Cinque Soli perché il lato più corto riporta appunto cinque motivi.

Lana Gatto Misina colore 12946: 340 gr (350 gr acquistati, perché i gomitoli sono da 50 gr)
uncinetto 4,50 mm
larghezza 46 cm, lunghezza 181 cm dopo lavaggio e stiratura (prima del lavaggio era lunga 154 cm e larga 43; questo filato Misina si allunga con il lavaggio, mentre in larghezza non cede molto)

Peccato non riuscire a fare fotografie migliori! Ma questa dovrebbe andare in esposizione in un negozio, non la vendo via web.

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Ce l’ho fatta!!!

Finalmente, dopo mesi che ci giravo intorno, dopo l’improvvisa scomparsa del sistema operativo, che mi ha costretto a riformattare perdendo tutto il materiale preparato, dopo aver affrontato e vinto la follia delle spiegazioni di poste Itliane circa le spedizioni. finalmente (è il caso di ripeterlo) ho aperto il mio negozio in Da Wanda!!!

http://it.dawanda.com/shop/lacalladargento

 

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Come a volte capita, anch’io ho la particolarità di fare scoperte o inventare robe che altri hanno già inventato o scoperto da un pezzo; per esempio, quando studiavo per il mio primo esame di economia, ho inventato l’Unione europea.

Così, ora mi chiedo: ma questa rete a maglia triangolare, che si può usare anche per farci disegni tipo filet… l’avrò inventata io, proprio io, oppure no?

 

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Sono settimane che le mani mi fanno male per il freddo e non riesco a lavorare all’uncinetto.

E se non lavoro all’uncinetto non posto nemmeno le traduzioni, perché di solito le provo prima.

Voglio un po’ di caldo.

Basta con ‘sto freddo,
maledetto global warming!

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